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Cronache da Via Montello Online

Sintesi a cura della  Redazione

Cerchiamo di prendere contatto con la dimensione emotiva, così come è in questo momento. Sentiamo l’energia della nostra dimensione emotiva, l’emozione di fondo e le emozioni più superficiali. Non è detto che l’emozione di fondo o le emozioni di superficie siano identificabili con un nome, l’importante è che ne sentiamo la presenza, la tonalità. Ora esploriamo una emozione in particolare: la presenza, la realtà, la verità della paura dentro di noi, a cominciare dalla paura della paura. Proviamo paura di tanto in tanto o con una certa continuità? Paura di vivere, paura di soffrire, paura di gioire, paura di essere, paura di non essere. Possiamo porci molte domande:

Quanta paura c’è dentro di me che non voglio sentire, che non voglio vedere? Stiamo investigando, non stiamo giudicando. Cerchiamo di essere più veri, più onesti possibile nella nostra investigazione.
Quanta vita dentro di me è stata ed è inibita dalla paura, da una paura che non vedo? Quante potenzialità esistenziali sono bloccate da una paura sottile, grigia che inquina la mia esistenza.
Sto affrontando con coraggio l’esplorazione della mia paura o ho paura di farlo? La paura non ha nulla a che vedere con un giusto timore, una giusta prudenza, la paura è emozione inibente quindi non saggia, possiamo sentirlo.

Stiamo cercando di migliorare il rapporto con questa emozione difficile alla luce della verità. La verità libera, l’inganno, l’autoinganno lega.

Sintesi a cura della  Redazione

Silenzioso avvio della pratica. Silenzio non come assenza di suoni esterni, ma come silenzio interno alla mente e al corpo. Solo dal silenzio può emergere la verità di ciò che è. Oltre ogni narrazione, giustificazione, accusa. Ci avviamo così a esplorare la dimensione affettiva-emotiva, il nostro luogo più interiore, eppure, paradossalmente, ben poco conosciuto. Con quale vibrazione stiamo entrando in contatto? Come è l’essere emotivi? Non c’è da dare un nome. Forse basta solo la parola “emozione” per attivare il calore, il colore, l’energia con la quale viviamo le variopinte forme del nostro mondo emotivo. Un mondo che in genere tendiamo a contenere, amministrare, giudicare. E che ora invece possiamo penetrare, attraverso l’emozione di fondo che immette sul nostro essere incarnati. Animali emotivi, uomini e donne di questa specie, condizionati da apertura e chiusura, fiducia e non-fiducia, “mi piace” e “non mi piace”. Percepire questa emozione di fondo, e tutto ciò a cui essa apre, richiede onestà, non far passare solo ciò che è più facile e meno minaccioso. E’ necessaria una spinta consapevole verso la verità della relazione con il mondo emotivo: una delle verità più difficili da accettare. Siamo qui per vivere, sentire, vedere le cose come stanno. Se vengono guardate davvero, le “cose come stanno” non soffocano ma liberano. Questa è la pratica di consapevolezza. Non lascia scampo. E in questo modo libera.

Sintesi a cura della  Redazione

Oggi esploreremo il rapporto molto forte tra il silenzio e la verità. Il silenzio è lo sfondo da cui emerge ciò che è vero. Il silenzio interiore è una delle qualità sostanziali della pratica . La pratica ci mette in contatto diretto con la verità nel silenzio della mente, nel silenzio del cuore. Ma se dallo sfondo di questo silenzio emerge un marasma di fenomeni confusi tra di loro, chiassosi, nessuna verità, nessuna visione è possibile. Il sorgere nel silenzio di un solo fenomeno consente di osservarne la natura profonda, la verità profonda, in tutta la sua chiarezza. Nel silenzio non c’è nulla di personale, il silenzio è impersonale in sé, non è rifugio, non è fuga è sfondo chiaro di ciò che è vero. Non stiamo parlando di un silenzio esteriore ma di un silenzio interiore. Il silenzio appare quando noi smettiamo di fare. Anche quando smettiamo di “fare” la pratica. Lasciamo andare senza opposizione il rumore interno della nostra mente e del nostro ventre e semplicemente lasciamo essere il silenzio senza cercarlo. Il silenzio precede qualsiasi manifestazione fenomenica, nella pratica è un’altra porta di accesso alla verità: il rumore interno della mente e del cuore è il sorgere, può essere lasciato andare per lasciare essere il silenzio. Il silenzio, che è il cessato, è l’unica cosa che possiamo contemplare, è il vero, è ciò che è.

Sintesi a cura della  Redazione

Torniamo qui. Dedichiamo tutta la nostra attenzione alle nude sensazioni del corpo seduto. Questa dimensione non sempre è colta nella sua pienezza. Non facciamo niente di speciale, stiamo solo nudamente presenti. L'io del meditante controlla, guarda, giudica. Un'attività sottile, quella del fare qualcosa, che oscura la verità nuda del nostro corpo seduto. Possiamo dimenticare il sottile, ingannevole racconto che la mente fa di quello che sta accadendo? Tutto il racconto dell'io del meditante è falso. Questa continua verifica che facciamo di noi stessi in ogni situazione mette un velo tra noi e la vita. Il vissuto diventa racconto, narrazione. La realtà è solo un corpo seduto con le sensazioni che emergono da sole. Lasciamo che la pratica faccia la pratica, e che l'io lasci che le cose accadano. Abituiamoci alla potenza di ciò che è vero. Questo è il nostro praticare, cioè il nostro non-praticare, è il nostro essendo, essendo seduti. Non facciamo nulla perché l'essendo non si può fare, è. Niente di speciale, ma veramente niente di banale, di scontato. La presenza è un miracolo in sé e non ha bisogno di nessun fare. Nella nuda presenza del corpo seduto c'è tutta pienezza che possiamo chiedere all'esistere. Abbiamo bisogno di stare su questa postura semplice di base, senza orpelli. Più pensiamo di essere dei buoni praticanti più ne abbiamo bisogno. Questa postura così semplice può, con il tempo e la ripetizione, diventare opaca e finire a servizio dell'io. Quindi è bene rinnovarla. In questa postura c'è tutta la libertà possibile. Liberi da attaccamenti e avversioni, liberi dalle esigenze dell'io. Essendo presenti non c'è nulla a cui appigliarsi poiché tutto scorre continuamente. In un momento di verità e pienezza è evidente che ciò che è bello, buono, vero, sono un tutt'uno che può manifestarsi come insight. Che queste parole siano suono e non contenuto.

Sintesi a cura della  Redazione

Cerchiamo di sedere con mente tranquilla. Oggi omettiamo ogni investigazione. Proviamo invece a liberarci di tutti i pesi, fisici e mentali. Torniamo a casa, facendo qualcosa di davvero semplice e naturale. Torniamo non all’ABC della pratica ma solo alla sua A, al suo fondamento organico e sensoriale. In questo modo ci si può accostare a una verità straordinaria: la pratica ama il vero. Nel vero trova il suo fondamento. Sediamo con umiltà, determinazione, meraviglia. Con mente da principiante. Semplicemente sedendo, cosa facciamo? Niente. E così non diamo esca all’io. Quando l’io tace, il vero appare: innocente perché libero, libero perché innocente. Senza se, senza ma. Completamente aperto e onesto. In questo modo non stiamo investigando, ma semplicemente essendo. Conviene sforzarsi il meno possibile. Arrendersi all’essere seduti. Alla vita. A ciò che c’è, così com’è. Lasciamoci essere. Teniamo conto che qualsiasi aspettativa, pensiero o conato dell’io tende a oscurare la verità. Non basta accontentarsi di essere in quiete. L’essere seduti deve essere sciolto dall’io. L’io va lasciato andare: è molto meglio se tace. Ma questa non deve diventare una battaglia: è solo una preferenza, una scelta naturale, un andare incontro al nostro destino, un non voler mangiare quel frutto immaturo che è l’io. È lo scoprire che la verità è impersonale, non è di nessuno. Una scoperta che vale per ogni pratica.

Sintesi a cura della  Redazione

Cerchiamo di relazionarci con quello che c’è così com’è alla luce dell’equanimità, uno dei sette fattori dell’illuminazione. Un fenomeno fisico entra nel campo della nostra coscienza, se non siamo equanimi, sicuramente suscita una reazione di attaccamento o di avversione. Osserviamo questo nuovo fenomeno, la reazione al primo fenomeno, e lasciamo spazio finché tutta la catena reattiva non si esaurisca in un punto in cui la nostra osservazione non sia realmente, profondamente libera da ogni avversione e da ogni attaccamento. Solo da questo punto è possibile vedere equanimemente il primo fenomeno e i fenomeni successivi nella loro verità, liberi da giudizi. Non stiamo pretendendo di essere equanimi nel momento stesso in cui un fenomeno sorge, stiamo cercando di vederlo in maniera equanime, libero dalle reazioni dell’io. Equanimità, fattore calmante di illuminazione, e interesse, fattore energizzante di illuminazione, si sostengono a vicenda: interessati ed equanimi, vediamo tutto quello che c’è da vedere senza giudicare. L’equanimità può essere praticata, più è presente l’equanimità più lo spazio della coscienza è ampio, libero, più vicino alla sua natura impersonale e alla verità. Stiamo imparando che è possibile essere equanimi anche quando siamo reattivi. Senza allenare l’equanimità nella pratica seduta, in quella camminata e nella presenza quotidiana, la verità ci sfugge, tutto è colorato dei colori arbitrari del nostro io. Questo è quando il Buddha dice: Così è il sorgere , il sorgere può essere lasciato andare, il sorgere è stato lasciato andare.

Sintesi a cura della  Redazione

Prendiamoci tutto il tempo che ci serve per tornare qui. Morbidi, disponibili all'ascolto. Ascoltiamo le sensazioni fisiche del corpo seduto, quali che esse siano, lì dove le sentiamo. Una volta stabilizzati, chiediamoci se ci sono sensazioni che non vogliamo ascoltare, sia sul piano fisico che sugli altri piani emotivo e mentale. Tra le molte percezioni presenti forse c'è qualcosa che escludiamo? Cosa stiamo tenendo fuori dal campo della coscienza? Cosa impedisce alla coscienza di esserNE cosciente? Ora si che cerchiamo qualcosa di speciale. Che noi consideriamo speciale, tanto da volerlo escludere da ciò che c'è così com'è, dal Vero, rendendolo non-vero. Cerchiamo di andare un po' più in profondità. Questa esclusione è sempre dettata da qualche emozione, generata dagli attaccamenti e le avversioni che ben conosciamo. Torniamo all'investigazione cercando di vedere ciò che escludiamo e, oltre a questo, quale emozione sottostà a questa operazione di non-verità. È una parte del corpo che pensiamo non essere sana? È paura? È vergogna? È disgusto? È ansia? È desiderio di perfezione? È evitamento di una svalutazione di sé? Quale emozione ci spinge a oscurare ciò che c'è? Esploriamo la dimensione fisico-emotiva che non ci fa stare in contatto con ciò che c'è in questo preciso istante, oscurati NELLA nostra coscienza. Ogni oscurante ha il suo colore, quello dell'emozione che lo determina. Tutte le emozioni difficili sono, di fatto, degli oscuranti. Sono spesso automatismi che agiscono a nostra insaputa. E non c'è niente di personale in questo: ci riguarda ma non ci riguarda.
Così funziona la negazione. Così funziona la rimozione. Così funziona la non-visione.

Riassumiamo il processo investigativo:

  • prendiamo contatto con le sensazioni fisiche
  • vediamo se stiamo cercando di escludere qualcosa
  • notiamo avversione o attaccamento
  • vediamo quale emozione c'è alla base di questa rimozione

Liberi dal giudizio, è un lavoro di investigazione sull'umano, sulla natura dell'umano. Sulla libertà e non-libertà di essere completamente presenti alla Verità. Un'investigazione che non è mentale: né analiticamente ristretta, né troppo vaga. È aperta e concentrata. Non traete conclusioni che non siano chiari insight, che vengono da soli e non sono frutto di un ragionamento.

Sintesi a cura della  Redazione

Torniamo ai fenomeni sensoriali interni ed esterni. Non è necessario pensare, è necessario invece lasciare che le sensazioni si manifestino per quello che sono. Evitiamo l’operazione sottile che consiste nel selezionare i fenomeni che l’Io vuole fare entrare nel campo della coscienza a discapito di quelli che vuole lasciare fuori. Portiamo anzi l’attenzione – con semplicità, modestia e sana umiltà – su questo, frequente, processo avversivo. Cerchiamo di condurre la pratica in modo onesto, considerando che la pratica è un processo “totale”: se immettiamo qualcosa di “storto” anche i risultati saranno “storti”. Scegliere fior da fiore i fenomeni da osservare significa non meditare ma invece giustificare l’Io e raccontarsi che si sta meditando. Nella pratica è necessario essere liberi, in continuo ascolto, interessati a conoscere la verità. Cerchiamo di lasciare andare il lavorio sterile che l’Io impone con la promessa dello “stare bene”. Lo “stare bene” non può nascere dall’inganno e dalla bugia. La liberazione è liberazione dall’inganno e dalla bugia, qui e ora, nell’attenzione alle sensazioni interne (provenienti dal corpo e dalla mente) e esterne. In questo senso, anche per evitare l’acutizzarsi del disagio, è molto importante porre attenzione a una “pulizia” della postura fisica e mentale attraverso la quale sia possibile smascherare gli inganni dell’Io. A questo liberarsi dagli inquinanti e dalle avversioni ci dedicheremo nei prossimi mesi, con il retto sforzo che la pratica richiede.

Sintesi a cura della  Redazione

Nella stabilità della postura fisica le sensazioni fisiche interne ed esterne entrano nel campo della nostra coscienza. Possiamo distinguere questo insieme di fenomeni fisici da quello generato dal sottile agire della nostra mente. Un fenomeno sorge nel campo della nostra coscienza e quasi immediatamente, reattivamente sorge un giudizio: mi piace, non mi piace, lo trattengo, lo respingo. Tutti questi fenomeni sono generati dalla reattività dell’io, sono questi i fenomeni cui si riferisce l’insegnamento quando dice: così è il sorgere, il sorgere dell’io, questo sorgere va lasciato andare. Quindi c’è una discriminazione importante da fare tra i fenomeni: quelli concreti che originano dai nostri sensi sono veri, vanno lasciati essere mentre quelli reattivi generati dalla nostra mente, dal nostro io vanno lasciati andare. Se ci troviamo distratti, persi in ciò che avremmo dovuto lasciare andare, con molta semplicità, senza strappi ritorniamo alla presenza delle nude sensazioni fisiche. Soltanto facendo con precisione,con continuità e chiarezza questo movimento di base della pratica sarà possibile esplorare ciò che è vero in campi più complessi rispetto a quello fisico. La verità sta nelle nude sensazioni fisiche non nei nostri ragionamenti sulle nude sensazioni fisiche. Così è il sorgere, il sorgere dei fenomeni legati all’io, il sorgere può essere lasciato andare, il sorgere è stato lasciato andare.

Sintesi a cura della  Redazione

Torniamo qui. Semplici, senza giudizio. Prendiamo contatto con le sensazioni fisiche. Lasciamo andare ogni aspettativa di agio, di comodità. Non aggiungiamo nessuna alterazione delle sensazioni così come sono. Le alterazioni, gli accomodamenti finalizzati ad eliminare il disagio sono non-verità. Sono un tentativo di negare la nuda verità del momento presente. A cominciare dalle cose più semplici: le sensazioni del nostro corpo. Evochiamo una postura interiore semplice, aperta, non alterata rispetto alla stessa postura fisica. Non togliamo niente di quello che c’è. Questo è ciò che chiamiamo “vero”. Una postura di Verità, la postura della Pratica. Nulla di speciale, eppure molto speciale. Per quanto piccolo sia il fenomeno, per quanto sottile sia l’alterazione che vogliamo imporre, sarebbe un’alterazione della verità. Non è un’operazione scontata, perché stiamo sempre lì ad ingannarci. C’è una bellezza straordinaria nel fare “bene” questa operazione di sedere ed essere coscienti di essere seduti. Se fatta bene, anche questa sola piccola operazione è in grado di ripulire molti kilesa (inquinanti) accumulati nel corso della giornata, della settimana. C’è qualcosa in questo momento che cerchiamo di non vedere, di allontanare? E tutto questo incessante lavorìo è davvero così necessario? Se ci è così difficile accettare un disagio fisico, cosa succederà sugli altri piani: emotivo, mentale, relazionale, con le persone che ci vogliono bene, con le persone che non ci vogliono bene? È possibile che la nostra realtà venga così oscurata dai bisogni dell’io? Dalle sue esigenze? Dalla sua reattività? È accettabile che questo accada? È necessario che questo accada? È così difficile vivere alla luce di ciò che è vero?

Sintesi a cura della  Redazione

Gli incontri di questa stagione riguarderanno il tema della Verità. A partire dalle cose più semplici: già la postura allo stare seduti ci pone di fronte al problema di ciò che è vero. Cercheremo di esplorare ciò che non esploriamo di solito: la nostra intenzione di fare delle sensazioni del nostro corpo qualcosa di diverso da ciò che sono. Un'attività sottile, inconsapevole, che mette una velatura tra il sentito e il percepito, alterando continuamente ciò che è. Perché noi immettiamo nell'esperienza piccole particelle di controllo, paura, reattività, che sono sottilmente attive. Non siamo ingenui, puliti, innocenti nel nostro contatto con le sensazioni, neanche nel semplice essere seduti. La mente, e non solo, cerca sottilmente di modificare ciò che è scomodo, non perfetto. Dunque l'oggetto della nostra osservazione è l'impurità del contatto con le sensazioni fisiche. Cerchiamo di aprirci all'accadere senza il filtro dell'io e della mente operativa. Perché qualsiasi cosa accada, sta semplicemente accadendo, non ci riguarda. Solo una mente-cuore aperta e innocente lascia passare quello che c'è così com'è, solo una radicalità impersonale permette di cogliere il momento presente. Il praticante di lungo corso può sottovalutare questo esercizio, ma il contatto con le sensazioni non è mai scontato. La Verità nella pratica non è qualcosa di astratto, ma è tangibile e osservabile. E questo cambia la nostra relazione col mondo.

RISORSE


Cronache da Via Montello
Stagione 2019/2020

Wisdom for Troubled Times
Traduzione italiana del video di Joseph Goldstein (clicca qui per vedere il video originale)

Fedro - Mito della biga alata
Platone

 
Nessun paracadute, nessun terreno
Testo di Joseph Goldstein

 
Appunti di Pratica di consapevolezza


Mahāsatipaṭṭhāna Sutta
Il grande discorso sui fondamenti della presenza mentale. (Dīgha Nikāya, 22)
a cura di Claudio Cicuzza


Convegno - Il Cuore della Mindfulness
03/11/2019 - Castelnuovo di Porto RM
Intervento di Alberto Cortese