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Materiali a supporto degli insegnamenti

Cronache da Via Montello Online

Sintesi a cura della  Redazione

Prendiamoci tutto il tempo che ci serve per tornare qui. Morbidi, disponibili all'ascolto. Ascoltiamo le sensazioni fisiche del corpo seduto, quali che esse siano, lì dove le sentiamo. Una volta stabilizzati, chiediamoci se ci sono sensazioni che non vogliamo ascoltare, sia sul piano fisico che sugli altri piani emotivo e mentale. Tra le molte percezioni presenti forse c'è qualcosa che escludiamo? Cosa stiamo tenendo fuori dal campo della coscienza? Cosa impedisce alla coscienza di esserNE cosciente? Ora si che cerchiamo qualcosa di speciale. Che noi consideriamo speciale, tanto da volerlo escludere da ciò che c'è così com'è, dal Vero, rendendolo non-vero. Cerchiamo di andare un po' più in profondità. Questa esclusione è sempre dettata da qualche emozione, generata dagli attaccamenti e le avversioni che ben conosciamo. Torniamo all'investigazione cercando di vedere ciò che escludiamo e, oltre a questo, quale emozione sottostà a questa operazione di non-verità. È una parte del corpo che pensiamo non essere sana? È paura? È vergogna? È disgusto? È ansia? È desiderio di perfezione? È evitamento di una svalutazione di sé? Quale emozione ci spinge a oscurare ciò che c'è? Esploriamo la dimensione fisico-emotiva che non ci fa stare in contatto con ciò che c'è in questo preciso istante, oscurati NELLA nostra coscienza. Ogni oscurante ha il suo colore, quello dell'emozione che lo determina. Tutte le emozioni difficili sono, di fatto, degli oscuranti. Sono spesso automatismi che agiscono a nostra insaputa. E non c'è niente di personale in questo: ci riguarda ma non ci riguarda.
Così funziona la negazione. Così funziona la rimozione. Così funziona la non-visione.

Riassumiamo il processo investigativo:

  • prendiamo contatto con le sensazioni fisiche
  • vediamo se stiamo cercando di escludere qualcosa
  • notiamo avversione o attaccamento
  • vediamo quale emozione c'è alla base di questa rimozione

Liberi dal giudizio, è un lavoro di investigazione sull'umano, sulla natura dell'umano. Sulla libertà e non-libertà di essere completamente presenti alla Verità. Un'investigazione che non è mentale: né analiticamente ristretta, né troppo vaga. È aperta e concentrata. Non traete conclusioni che non siano chiari insight, che vengono da soli e non sono frutto di un ragionamento.

Sintesi a cura della  Redazione

Torniamo ai fenomeni sensoriali interni ed esterni. Non è necessario pensare, è necessario invece lasciare che le sensazioni si manifestino per quello che sono. Evitiamo l’operazione sottile che consiste nel selezionare i fenomeni che l’Io vuole fare entrare nel campo della coscienza a discapito di quelli che vuole lasciare fuori. Portiamo anzi l’attenzione – con semplicità, modestia e sana umiltà – su questo, frequente, processo avversivo. Cerchiamo di condurre la pratica in modo onesto, considerando che la pratica è un processo “totale”: se immettiamo qualcosa di “storto” anche i risultati saranno “storti”. Scegliere fior da fiore i fenomeni da osservare significa non meditare ma invece giustificare l’Io e raccontarsi che si sta meditando. Nella pratica è necessario essere liberi, in continuo ascolto, interessati a conoscere la verità. Cerchiamo di lasciare andare il lavorio sterile che l’Io impone con la promessa dello “stare bene”. Lo “stare bene” non può nascere dall’inganno e dalla bugia. La liberazione è liberazione dall’inganno e dalla bugia, qui e ora, nell’attenzione alle sensazioni interne (provenienti dal corpo e dalla mente) e esterne. In questo senso, anche per evitare l’acutizzarsi del disagio, è molto importante porre attenzione a una “pulizia” della postura fisica e mentale attraverso la quale sia possibile smascherare gli inganni dell’Io. A questo liberarsi dagli inquinanti e dalle avversioni ci dedicheremo nei prossimi mesi, con il retto sforzo che la pratica richiede.

Sintesi a cura della  Redazione

Nella stabilità della postura fisica le sensazioni fisiche interne ed esterne entrano nel campo della nostra coscienza. Possiamo distinguere questo insieme di fenomeni fisici da quello generato dal sottile agire della nostra mente. Un fenomeno sorge nel campo della nostra coscienza e quasi immediatamente, reattivamente sorge un giudizio: mi piace, non mi piace, lo trattengo, lo respingo. Tutti questi fenomeni sono generati dalla reattività dell’io, sono questi i fenomeni cui si riferisce l’insegnamento quando dice: così è il sorgere, il sorgere dell’io, questo sorgere va lasciato andare. Quindi c’è una discriminazione importante da fare tra i fenomeni: quelli concreti che originano dai nostri sensi sono veri, vanno lasciati essere mentre quelli reattivi generati dalla nostra mente, dal nostro io vanno lasciati andare. Se ci troviamo distratti, persi in ciò che avremmo dovuto lasciare andare, con molta semplicità, senza strappi ritorniamo alla presenza delle nude sensazioni fisiche. Soltanto facendo con precisione,con continuità e chiarezza questo movimento di base della pratica sarà possibile esplorare ciò che è vero in campi più complessi rispetto a quello fisico. La verità sta nelle nude sensazioni fisiche non nei nostri ragionamenti sulle nude sensazioni fisiche. Così è il sorgere, il sorgere dei fenomeni legati all’io, il sorgere può essere lasciato andare, il sorgere è stato lasciato andare.

Sintesi a cura della  Redazione

Torniamo qui. Semplici, senza giudizio. Prendiamo contatto con le sensazioni fisiche. Lasciamo andare ogni aspettativa di agio, di comodità. Non aggiungiamo nessuna alterazione delle sensazioni così come sono. Le alterazioni, gli accomodamenti finalizzati ad eliminare il disagio sono non-verità. Sono un tentativo di negare la nuda verità del momento presente. A cominciare dalle cose più semplici: le sensazioni del nostro corpo. Evochiamo una postura interiore semplice, aperta, non alterata rispetto alla stessa postura fisica. Non togliamo niente di quello che c’è. Questo è ciò che chiamiamo “vero”. Una postura di Verità, la postura della Pratica. Nulla di speciale, eppure molto speciale. Per quanto piccolo sia il fenomeno, per quanto sottile sia l’alterazione che vogliamo imporre, sarebbe un’alterazione della verità. Non è un’operazione scontata, perché stiamo sempre lì ad ingannarci. C’è una bellezza straordinaria nel fare “bene” questa operazione di sedere ed essere coscienti di essere seduti. Se fatta bene, anche questa sola piccola operazione è in grado di ripulire molti kilesa (inquinanti) accumulati nel corso della giornata, della settimana. C’è qualcosa in questo momento che cerchiamo di non vedere, di allontanare? E tutto questo incessante lavorìo è davvero così necessario? Se ci è così difficile accettare un disagio fisico, cosa succederà sugli altri piani: emotivo, mentale, relazionale, con le persone che ci vogliono bene, con le persone che non ci vogliono bene? E’ possibile che la nostra realtà venga così oscurata dai bisogni dell’io? Dalle sue esigenze? Dalla sua reattività? È accettabile che questo accada? È necessario che questo accada? È così difficile vivere alla luce di ciò che è vero?

Sintesi a cura della  Redazione

Gli incontri di questa stagione riguarderanno il tema della Verità. A partire dalle cose più semplici: già la postura allo stare seduti ci pone di fronte al problema di ciò che è vero. Cercheremo di esplorare ciò che non esploriamo di solito: la nostra intenzione di fare delle sensazioni del nostro corpo qualcosa di diverso da ciò che sono. Un'attività sottile, inconsapevole, che mette una velatura tra il sentito e il percepito, alterando continuamente ciò che è. Perché noi immettiamo nell'esperienza piccole particelle di controllo, paura, reattività, che sono sottilmente attive. Non siamo ingenui, puliti, innocenti nel nostro contatto con le sensazioni, neanche nel semplice essere seduti. La mente, e non solo, cerca sottilmente di modificare ciò che è scomodo, non perfetto. Dunque l'oggetto della nostra osservazione è l'impurità del contatto con le sensazioni fisiche. Cerchiamo di aprirci all'accadere senza il filtro dell'io e della mente operativa. Perché qualsiasi cosa accada, sta semplicemente accadendo, non ci riguarda. Solo una mente-cuore aperta e innocente lascia passare quello che c'è così com'è, solo una radicalità impersonale permette di cogliere il momento presente. Il praticante di lungo corso può sottovalutare questo esercizio, ma il contatto con le sensazioni non è mai scontato. La Verità nella pratica non è qualcosa di astratto, ma è tangibile e osservabile. E questo cambia la nostra relazione col mondo.

RISORSE


Cronache da Via Montello
Stagione 2019/2020

Wisdom for Troubled Times
Traduzione italiana del video di Joseph Goldstein (clicca qui per vedere il video originale)

Fedro - Mito della biga alata
Platone

 
Nessun paracadute, nessun terreno
Testo di Joseph Goldstein

 
Appunti di Pratica di consapevolezza


Mahāsatipaṭṭhāna Sutta
Il grande discorso sui fondamenti della presenza mentale. (Dīgha Nikāya, 22)
a cura di Claudio Cicuzza


Convegno - Il Cuore della Mindfulness
03/11/2019 - Castelnuovo di Porto RM
Intervento di Alberto Cortese